Coronavirus: congiuntivite tra i primi sintomi

Il dramma in Cina individuato per primo da un oculista, messo a tacere dalle autorità

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di Raffaele Deantoni

Roma, 14 febbraio – La congiuntivite è uno dei primi campanelli d'allarme del coronavirus, seguita dagli altri sintomi già documentati come febbre alta, tosse e vomito. Ed era stato proprio un oculista a comprendere per primo il nesso tra l'infiammazione e la malattia che sta riempiendo i notiziari dell'ultimo mese. Si trattava di Li Wenliang, oculista di 34 anni di Wuhan. Lui per primo aveva capito l'imminente esplosione di una nuova terribile epidemia, ed aveva per questo dato l'allarme alle autorità nel dicembre 2019.

Oggi sappiamo purtroppo che il suo allarme non fu ascoltato, ma anzi il dott. Wenliang fu messo a tacere dalle autorità cinesi. La sua storia diventa ancora più drammatica con la sua morte, avvenuta proprio a causa del virus dal quale lui per primo aveva tentato di metterci in guardia. Solo ora, alla sua morte, è diventato un eroe, che va ricordato per il suo impegno e la sua attenzione verso un segnale clinico ben preciso.

La congiuntivite è quindi uno dei primi sintomi del terribile coronavirus, ma AIOS onlus (Associazione italiana occhi e sport) invita alla calma. La congiuntivite è infatti una patologia estremamente diffusa per molte altre ragioni: si tratta di una infiammazione che insorge per svariati motivi, colpisce milioni di italiani e che, se affrontata in modo appropriato, non porta ad alcuna conseguenza. Non va banalizzata, ma non vanno create psicosi in caso di insorgenza in queste settimane.

"La prima cosa da fare all'insorgenza della congiuntivite è rivolgersi ad un oculista che saprà valutare il da farsi”. È questo l’appello della dottoressa Maria Elisa Scarale, oculista e presidente di AIOS onlus in relazione ai molti casi di allarme registrato dai cittadini colpiti da congiuntivite e che temono di essere entrati in contatto col coronavirus. “Non va creato allarmismo: la congiuntivite è una delle malattie oculari più comuni e può manifestarsi o in forma acuta o cronica. Può essere causata da un’infezione batterica, virale o da altri microorganismi o parassiti. Ma può anche derivare da una reazione allergica a elementi come pollini, acari della polvere, peli di animali. Nella stragrande maggioranza dei casi – sottolinea la dott.ssa Scarale – si risolve in una-due settimane”.

Si tratta di una patologia molto diffusa che si risolve in pochi giorni, non va banalizzata, ma basta seguire alcuni consigli di prevenzione. E nessun allarmismo.

La prevenzione rimane come sempre il miglior consiglio per proteggersi da questa - ripetiamo, quasi sempre non grave - infiammazione. Il primo consiglio peraltro è lo stesso per la prevenzione del coronavirus: lavarsi spesso le mani con acqua e sapone in maniera accurata. Secondariamente occorre evitare di toccare o strofinare l’occhio sano dopo aver toccato quello infetto. Un terzo aspetto, al quale si potrebbe non pensare all'inizio, è cambiare spesso i tessuti con i quali i nostri occhi entrano in contatto, vale a dire federe di cuscini, asciugamani, accappatoi, ecc.

"Tutti consigli che come AIOS portiamo soprattutto fra gli adolescenti nelle visite che stiamo organizzando fra i giovani sportivi delle squadre giovanili di calcio - conclude la dott.ssa Scarale -. Dopo la positiva esperienza nei centri giovani dell’Inter a Milano, presto ci recheremo nelle strutture della Juventus a Torino e via via in tutte le squadre di calcio della Penisola. Come associazione, infatti, vogliamo creare sensibilizzazione sulle patologie oculari. Si calcola che ben due milioni di bambini e adolescenti solo nel nostro Paese soffrano di malattie dell’occhio, ma solo mezzo milione ricorre allo specialista”.