FOCE: “I clinici siano ascoltati nella lotta al Covid"

Appoggio incondizionato della ConFederazione di Oncologi, Cardiologi e Ematologi all’appello degli infettivologi. "I pazienti fragili rischiano di più, subito misure mirate”

covid foce clinici appello tumori
di Fabrizio Fiorelli

Roma, 21 ottobre 2020 – “Esprimiamo solidarietà e appoggio incondizionato all’appello degli infettivologi perché le Istituzioni adottino provvedimenti urgenti per bloccare la diffusione del Covid-19. Preoccupa che nelle aree metropolitane ad alta densità, come Milano, il sistema di tracciamento dei casi e dei contatti non riesca più a funzionare perché l’indice di trasmissione Rt ha ormai superato la soglia critica. Le conseguenze del comportamento irresponsabile di alcuni cittadini non possono più ricadere solo sugli operatori sanitari, che hanno già pagato un prezzo troppo alto in termini di vite umane perse nella prima ondata. Ora è il tempo di agire, subito, adottando provvedimenti mirati. La pandemia è un problema sanitario, che va affrontato con gli strumenti della scienza e i clinici devono essere ascoltati”.

Il presidente Cognetti: “L’incremento dei casi sta aumentando i carichi di lavoro negli ospedali. Serve un cambio di passo per consentire alle persone colpite da grandi malattie di continuare le cure in sicurezza”

FOCE, la ConFederazione di Oncologi, cardiologi e ematologi, plaude all’appello degli infettivologi Marino Faccini (ATS Milano) Massimo Galli (Professore Ordinario Malattie infettive, Università di Milano) e Marco Rizzi (Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo, presidente SIMIT Lombardia), perché le Istituzioni favoriscano la didattica a orari differenti (o a settimane alterne in presenza e a distanza) e il lavoro da casa per alleggerire la pressione sui mezzi di trasporto pubblici, insieme al blocco della attività ludiche e ricreative.

“Inoltre – sottolinea il prof.  Francesco Cognetti, Presidente FOCE - tutti i cittadini, anche i più giovani, devono rinunciare a una parte della loro socialità per proteggere se stessi ed i più fragili. Nel nostro Paese vivono più di 11 milioni di persone con tumori e malattie cardiovascolari. L’incremento dei casi sta di nuovo aumentando la pressione sugli ospedali, con il rischio di porre in secondo piano le grandi malattie che non sono scomparse in questi mesi. Se non vengono subito adottate misure urgenti per proteggere queste persone fragili, nei prossimi anni potremmo assistere a un incremento della mortalità in pazienti non Covid, a causa del sovraccarico di lavoro negli ospedali nella seconda ondata. Le patologie tempo-dipendenti, come quelle cardiovascolari, non possono aspettare la fine della pandemia e tutti i pazienti oncologici devono continuare le cure in sicurezza”.