Decreto Cura Italia: tutele per pazienti oncologici e caregiver

Il Vice Presidente dell'AIMAC ci guida nell'interpretazione del Decreto Legge del 17 marzo, spiegando le novità per la tutela dei malati di tumore e di altre patologie gravi

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di Raffaele Deantoni

Milano, 20 marzo - Con il Decreto Legge 17 marzo 2020 n.181 “Cura Italia” il Governo ha emanato una serie di misure straordinarie di sostegno all’economia e alle famiglie messe in difficoltà dall’emergenza epidemiologica da Coronavirus. In particolare, il DL presenta alcune misure di tutela del lavoro pensate appositamente per le persone malate di cancro, o affette da altre patologie gravi, che a causa della malattia o dei trattamenti terapeutici si trovano in condizione di immunodepressione.

Per aiutare i cittadini e guidarli nell'interpretazione del Decreto Legge, l'avvocato Elisabetta Iannelli ha pubblicato sul sito dell'Associazione Italiana Malati di Cancro, Parenti e Amici AIMAC (di cui è Vice Presidente) un vademecum che sottolinea i passaggi più importanti per i pazienti oncologici o affetti da altre malattie gravi. Qui si può consultare il testo integrale, del quale qui riportiamo una sintesi.

Cosa dice il Cura Italia per i malati gravi?

Al fine di contrastare e contenere il diffondersi del virus COVID-19 sono state adottate, sull’intero territorio nazionale, una serie di misure relative all’ambito lavorativo in base alle quali è stato raccomandato ai datori di lavoro, per la durata dello stato di emergenza da Covid-19, di:

  • promuovere la fruizione da parte dei lavoratori dipendenti dei periodi di congedo ordinario e di ferie;
  • limitare le riunioni e preferire le modalità di collegamento da remoto;
  • utilizzare, per le attività non sospese ed ove possibile, la modalità di lavoro agile (c.d. smart working) ;

La normativa in esame riprende e semplifica alcuni strumenti giuridici di conciliazione dei tempi di cura con i tempi di lavoro e soprattutto costituisce un esempio concreto di applicazione del principio del c.d. “accomodamento ragionevole” per bilanciare le esigenze di tutela della salute con quelle di espletamento dell’attività lavorativa.

Lavoro agile (telelavoro o smart working)

Per quanto riguarda la possibilità di svolgere il proprio lavoro in modalità smart, se il lavoratore in condizioni di fragilità a causa del cancro o di altra grave patologia desidera continuare a lavorare - ma senza recarsi in ufficio - può chiedere al datore di lavoro di farlo da casa o da altro luogo diverso dalla sede di lavoro. La richiesta di telelavoro o di smart work è semplificata e non richiede una particolare formalizzazione (come sarebbe in condizioni ordinarie). Permane solo l’obbligo di informativa all’INAIL che può essere effettuata per via telematica. Il DPCM 11/3/2020 art.1, n. 10, riporta che “Per tutte le attività non sospese si invita al massimo utilizzo delle modalità di lavoro agile”.

Infine nel DL Cura Italia del 17/3/2020 (art.392) è introdotta un’ulteriore norma in materia di lavoro agile. Per i lavoratori in stato di handicap grave o che assistano un familiare con handicap in condizione di gravità, stabilisce il diritto a svolgere la prestazione di lavoro in modalità agile. L'unica condizione è che tale modalità sia compatibile con le caratteristiche della prestazione. Il medesimo articolo si occupa però anche di lavoratori nel settore privato che, anche se non si trovano in queste situazioni di hadicap grave, sono affetti da gravi e comprovate patologie con ridotta capacità lavorativa. Per questi l'articolo riconosce la priorità rispetto ad altri colleghi nell’accoglimento delle istanze di svolgimento delle prestazioni lavorative in modalità agile.

Estensione giorni di permesso retribuito ex lege 104/1992

Il DL Cura Italia prolunga la durata dei permessi retribuiti coperti da contribuzione figurativa sia per i lavoratori con handicap grave, sia per i lavoratori che assistono familiari con handicap in condizione di gravità. I permessi in esame, che normalmente sono costituiti da 3 giorni al mese, sono aumentati di complessivi 12 giorni, fruibili a scelta nei mesi di marzo o aprile 2020 per un totale di 18 giorni anziché 6.

In vertità, non sembrerebbe possibile spostare da un mese all’altro i tre giorni già previsti. Tuttavia, sul sito dell’Ufficio della Presidenza del Consiglio dei Ministri per le politiche in favore delle persone con disabilità è scritto che “i lavoratori che assistono una persona con disabilità e quelli cui è riconosciuta disabilità grave hanno a disposizione, complessivamente per i mesi di marzo e aprile 2020, 18 giorni di permesso retribuito coperto da contribuzione figurativa. Le persone che hanno diritto a tali permessi possono scegliere come distribuire i 18 giorni nei due mesi (i giorni di permesso non "scadono" a fine mese).”

Assenze per malattia o per rischio da Coronavirus. Tutela specifica per lavoratori con patologie oncologiche.

Il primo paragrafo stabilisce che il periodo trascorso in quarantena con sorveglianza attiva o in permanenza domiciliare fiduciaria con sorveglianza attiva dai lavoratori del settore privato, è equiparato a malattia ai fini del trattamento economico e non è computabile ai fini del periodo di comporto (ossia il periodo di assenza per malattia durante il quale il lavoratore non può essere licenziato per eccesso di morbilità).

Il punto 2 dell’art. 26 prevede una specifica tutela per i lavoratori affetti da tumore e in generale per i lavoratori con handicap. Fino al 30 aprile, per tutti i lavoratori dipendenti pubblici o privati, il periodo di assenza dal servizio prescritto dalle competenti autorità sanitarie, sarà equiparato a ricovero ospedaliero, e quindi alla malattia, nel caso di lavoratori:

  • con handicap grave (art. 3, co. 3, L.104/92)
  • con handicap NON grave (art. 3, co. 1, L.104/92) ma in possesso di certificazione rilasciata dai competenti organi medico legali, attestante una condizione di rischio derivante da immunodepressione, da esiti da patologie oncologiche e dallo svolgimento di relative terapie salvavita

Indennità per liberi professionisti e Co.co.co.

L’art. 276 del DL Cura Italia, prevede una minima tutela economica per alcune categorie di lavoratori con partita IVA (liberi professionisti e Co.co.co., iscritti alla gestione separata INPS alla data del 23/2/2020) ai quali è riconosciuta per il mese di marzo una indennità pari a 600 euro che verrà erogata dall’INPS a seguito di domanda da parte dell’interessato.

Infine l’art. 46 dispone la sospensione dei licenziamenti collettivi (L.223/1991) e di quelli individuali per giustificato motivo oggettivo (art. 3, L.606/66) per 60 giorni dall’entrata in vigore del DL Cura Italia ovvero dal 17 marzo 2020. Anche le procedure relative ai licenziamenti collettivi avviate dopo il 23 febbraio 2020 sono sospese con il medesimo termine.

Tutela ordinaria per i lavoratori malati di cancro e in condizione di disabilità

Può essere utile ricordare ai lavoratori con malattie gravi quali sono gli ordinari strumenti di tutela del posto di lavoro che consentono di assentarsi, anche per periodi prolungati, senza perdere retribuzione o comunque limitando la riduzione degli emolumenti:

  • permessi lavorativi retribuiti: il lavoratore cui sia stato riconosciuto lo stato di handicap in situazione di gravità (art.3, co. 3, legge 104/1992) ha diritto a scelta a 3 giorni al mese o 2 ore al giorno;
  • congedo retribuito per cure mediche connesse all’invalidità (30 giorni all’anno - con invalidità superiore al 50%);
  • giorni di assenza per terapie salvavita (inseriti in alcuni contratti collettivi di lavoro che prevedono, per le patologie oncologiche e per quelle gravi che richiedono terapie salvavita, che i giorni di ricovero ospedaliero o di trattamento in day hospital, come anche i giorni di assenza per sottoporsi alle cure siano esclusi dal computo dei giorni di assenza per malattia normalmente previsti e siano retribuiti interamente).

Per chi si prende cura dei malati

I lavoratori che si prendono cura di un familiare, malato di cancro o affetto da altre gravi patologie e in condizione di immunodepressione a causa della malattie o delle terapie, possono avere particolari necessità di conciliazione dei tempi di lavoro con quelli di assistenza e, in particolare, in questo periodo potrebbero trovarsi nella condizione di doversi assentare dal lavoro anche per evitare il contagio da Covid-19 anche solo per il rischio di essere portatori sani del virus.

Per il caregiver che lavora, la legge prevede diversi strumenti giuridici che possono agevolare il compito di assistenza o che gli consentono di non essere esposto al rischio contagio coronavirus e di conseguenza di non esserne portatore.

Il presupposto per avere accesso ai benefici è che il malato da assistere abbia ottenuto il riconoscimento dello stato di handicap grave, in questo caso il lavoratore caregiver può assentarsi dal lavoro senza perdere retribuzione usufruendo di 3 giorni/mese di permessi lavorativi o del congedo straordinario straordinario retribuito, continuativo o frazionato, fino a un massimo di 2 anni nel corso dell’intera vita lavorativa.

Infine, è bene sapere che dal 2015 la legge (Art. 24 D. Lgs. 151/2015) prevede che, per solidarietà e a titolo gratuito, i lavoratori possono cedere giornate di ferie o riposo “solidali” ai colleghi di lavoro in difficoltà, in modo da consentire loro di assistere i figli minori che, per particolari condizioni di salute, necessitano di cure costanti. Alcuni CCNL di settore ed alcuni contratti aziendali, nel regolamentare e dare attuazione alla disciplina di riposi e ferie solidali (denominati anche Banca ore solidale) hanno ampliato la portata della norma prevedendo una disciplina di maggior favore per i lavoratori in difficoltà, riconoscendo il diritto a fruire di permessi solidali, non solo per ragioni di assistenza di figli minori ma anche per altre situazioni di necessità dello stesso lavoratore, per «gravi e comprovati motivi documentabili.