Assumi farmaci? Evita il pompelmo! Ecco perché

Il pompelmo è un frutto molto nutriente, con tanti principi attivi utili. Ma è in grado di interferire con alcuni farmaci. Meglio seguire sempre le indicazioni del proprio medico

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di Fabrizio Fiorelli

Roma, 25 marzo - Il pompelmo è un frutto straordinario e che contiene tante sostanze importanti per il nostro organismo. Per esempio risulta molto ricco di preziosi antiossidanti (flavonoidi), vitamine A, B e C. Attenzione però non deve mai essere assunto insieme a farmaci e medicinali. Da alleato della salute potrebbe infatti diventare un avversario abbastanza pericoloso. Il frutto è in grado di incrementare la biodisponibilità del principio attivo contenuto in alcuni farmaci. In altre parole assumere una pillola insieme ad una spremuta di pompelmo crea una sorta di sovradosaggio.  Lo stesso rischio si presenta anche nel caso si assuma il frutto in forma di succo, intero o come marmellata.

Ovviamente, l’entità dell’effetto è individuale e dipende dal tipo di farmaco e dalla quantità di agrume assunto. Secondo alcuni ricercatori basterebbero però 200-250 ml per produrre un’interazione. Il succo di pompelmo interferisce inoltre con il metabolismo di alcuni farmaci utilizzati per il trattamento di malattie reumatologiche quali, per esempio, l’artrite reumatoide. È buona norma quindi non consumarlo se il paziente sta assumendo questa tipologia di cura.

La scoperta

Questo meccanismo di "interferenza" del pompelmo è noto sin dal 1989, quando in un test farmacologico condotto in Canada fu utilizzato come placebo proprio il succo di questo agrume. Nel gruppo che assumeva il succo di pompelmo come placebo la concentrazione plasmatica di felodipina (farmaco vasodilatatore utilizzato per l'ipertensione) risultava inaspettatamente elevata. Da qui iniziarono numerose ricerche per spiegare il motivo di questo sovradosaggio. In questo modo si è scoperto che il pompelmo è in grado di interferire con numerosi farmaci, come ad esempio le statine, gli anti-ritmici, gli agenti immunosoppressori e bloccanti del canale del calcio.

Esistono, comunque, altre classi di farmaci che non mostrato alcun effetto tossico se assunti con il succo di pompelmo, questi farmaci possono dunque essere usati come terapia alternativa in quei pazienti che manifestano un alto rischio d'interazione farmacologica con il pompelmo. I pazienti, in ogni caso, possono scegliere di escludere il pompelmo dalla loro dieta e consumare altri tipi di frutta, tra cui altri agrumi, al fine di evitare un'interazione tossica.

L'aderenza alla terapia

Questo del pompelmo è soltanto uno dei molti esempi circa l’importanza di assumere correttamente i medicinali seguendo sempre le indicazioni del medico di medicina generale o dello specialista. Ciò non sempre avviene in Italia, e più in generale nei paesi occidentali. Nel nostro Paese gli over 65 sono infatti spesso si dimenticano di assumere regolarmente i farmaci. Si registra una bassa aderenza alla terapia con gli antidepressivi (44%), le statine per il controllo del colesterolo (41%) e i medicinali contro l’ipertensione (37%).

Per questo è nata la campagna nazionale Io aderisco, tu che fai promossa dal Comitato Italiano per l’Aderenza alla Terapia (CIAT) che riunisce oltre 20 società scientifiche, 3 federazioni di medici, sindacati, associazioni di pazienti e rappresentanti delle istituzioni. Sono stati realizzati quattro spot con un testimonial d’eccezione: Claudio Lippi. Nei filmati si vede come la nipotina ricorda al presentatore televisivo di prendere regolarmente le medicine.

“Controllare la corretta assunzione dei farmaci deve diventare un aspetto sempre più importante della nostra professione - sottolinea Antonio Magi, Segretario Generale SUMAI Assoprof -. Bisogna migliorare soprattutto migliorato il dialogo con i pazienti e gli assistiti e trovare le modalità più appropriate ed efficaci per far comprendere che i benefici apportati da un medicinale non sono inferiori all’impegno richiesto per seguire la terapia”.

“Promuovere l’aderenza terapeutica a 360 gradi significa investire nel futuro - aggiunge il dott. Roberto Messina, Presidente Senior Italia FederAnziani -. Questo vale ancora di più in una società, come la nostra, che tende ad invecchiare e ad ammalarsi sempre di più. Si calcola, infatti, che entro il 2028 i pazienti cronici nel nostro Paese ammonteranno a circa 25 milioni. Per assisterli la spesa totale sarà di oltre 70 miliardi di euro”.