Tumore al seno in Friuli: aumentano i casi ma anche la sopravvivenza

Con biopsia liquida e nuove cure crescono le chances per i pazienti. A Pordenone convegno nazionale sul carcinoma mammario, oltre 300 i partecipanti

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di Raffaele Deantoni

Pordenone, 20 febbraio - Il tumore della mammella è la neoplasia più frequente tra le donne, in Friuli come nel resto d'Italia. Anzi, in questa Regione gli ultimi dati parlano di un aumento delle diagnosi rispetto alla media nazionale: parliamo di 170 casi ogni 100.000 donne, rispetto alla media italiana di 146 ogni 100.000, per un totale di 1.450 diagnosi nel 2019.

Fortunatamente, oggi questa neoplasia fa meno paura che in passato: l'89% dei pazienti sconfigge il tumore, soprattutto quando la diagnosi viene effettuata per tempo. E proprio in Friuli la sopravvivenza ha visto negli ultimi anni un netto aumento, con il 9% in più di donne vive dopo 5 anni dalla diagnosi, anche se 300 pazienti ogni anno muoiono a causa della neoplasia.

Sono questi alcuni dei dati emersi durante la prima giornata del convegno nazionale Focus sul Carcinoma Mammario che si apre oggi a Pordenone. L’evento, giunto alla diciassettesima edizione, si pone l’obiettivo di avviare un nutrito dibattito tra i professionisti delle varie discipline coinvolte nella cura e diagnosi di questa malattia oncologica. 

Tumore alla mammella: la situazione In Friuli

“Il carcinoma mammario è la neoplasia in assoluto più frequente nel nostro Paese e interessa in totale 800mila donne - afferma il prof. Fabio Puglisi, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica presso il Centro di riferimento Oncologico di Aviano e Responsabile Scientifico del Convegno di Pordenone -. Nella nostra Regione riusciamo a garantire un ottimo livello d’assistenza, nonché un accesso capillare ai trattamenti innovativi. È recente, inoltre, l’approvazione della Delibera della Giunta Regionale sulla Rete Oncologica del Friuli-Venezia Giulia. Siamo agli albori di un nuovo assetto organizzativo indispensabile per garantire un proficuo confronto tra i professionisti coinvolti nei percorsi di diagnosi e cura della patologia oncologica. Fra gli altri obiettivi, vi è l’intenzione di adottare programmi di ricerca condivisi e inseriti nel contesto dei bisogni clinici propri del territorio”.

Sempre più donne riescono a sconfiggere la neoplasia ma in Regione nel 2019 si sono registrati oltre 300 decessi. Grazie alla ricerca scientifica si stanno ottenendo risultati importanti nell’individuazione di strumenti diagnostici e terapeutici più precisi ed efficaci - prof. Fabio Puglisi

“Attraverso un semplice esame del sangue possiamo individuare le cellule tumorali e il DNA tumorale circolanti - prosegue il prof. Michelino De Laurentiis, Direttore del Dipartimento di Senologia e Toraco-Polmonare dell'Istituto Tumori di Napoli -. Sono informazioni indispensabili che ci permettono di capire quali potranno essere i mutamenti biologici del cancro. Con le biopsie tradizionali, svolte sui tessuti, abbiamo solo una semplice fotografia momentanea dello stato della malattia. Ora invece si definiscono in modo più preciso i target terapeutici ed è possibile prevedere un utilizzo più accurato e personalizzato dei trattamenti disponibili. Il monitoraggio dell’evoluzione della malattia ha come obiettivo anche la diagnosi precoce di un’eventuale recidiva”.

Le nuove terapie

Nella due giorni di Pordenone ampio spazio è riservato alle nuove terapie mediche e sono discusse le ultime novità scientifiche presentate ai più recenti congressi medici internazionali. “La ricerca si sta concentrando soprattutto nella cura degli stadi precoci del carcinoma mammario - sottolinea la prof.ssa Lucia Del Mastro, Coordinatrice della Breast Unit dell’Ospedale Policlinico San Martino di Genova e relatrice al convegno friulano -. Le terapie tendono ad essere sempre più spesso neo-adiuvanti e quindi somministrate nella fase preoperatoria per ottenere un trattamento chirurgico conservativo e meno invasivo. L’obiettivo è risparmiare l’asportazione dei linfonodi dell’ascella e ridurre comorbilità e complicanze, prima fra tutte il linfedema del braccio”.

“Sono soprattutto due le tipologie di cure dove di recente abbiamo assistito alle principali innovazioni - prosegue Del Mastro -. La prima riguarda i carcinomi HER2-positivi per i quali è disponibile il farmaco immunoconiugato TDM-1. Viene utilizzato quando la chemioterapia, combinata con farmaci anti-HER2 tradizionali, non è in grado di eradicare totalmente la malattia presente a livello mammario o linfonodale. La seconda riguarda invece i tumori triplo negativi che attualmente presentano le prognosi peggiori. La novità è rappresentata dall’immunoterapia che sta dando dei risultati interessanti proprio in questo sottogruppo di casi particolarmente aggressivi. Sono allo studio nuovi trattamenti in grado di riattivare il nostro sistema immunitario contro il tumore. I farmaci immunoterapici combinati con la chemioterapia sembrano aumentare la probabilità di ottenere la remissione completa della malattia”.

L'appello: "Aderite agli screening"

Infine, dal convegno nazionale organizzato in terra friulana arriva un appello a tutte le donne residenti nel nostro Paese. “È assolutamente necessario aderire ai programmi di screening e sottoporsi alla mammografia - conclude la prof.ssa Chiara Zuiani, Direttore dell’istituto di Radiologia dell’Universita’ di Udine e Past-President della sezione di Senologia della Società Italiana Radiologia Medica (SIRM) e relatrice al meeting di Pordenone -. Attualmente poco più del 54% delle italiane si sottopone regolarmente a questo esame e in Friuli-Venezia Giulia la percentuale sale al 70%. Grazie a questi controlli è possibile ridurre fino al 30% il tasso di mortalità della neoplasia”.