Cuore e Covid, 4 su 10 non vanno in ospedale per paura del contagio

Al via "Sicuri al cuore", la campagna dei cardiologi interventisti per spiegare le misure messe in campo nei reparti di cardiologia per garantire la massima efficienza e sicurezza anche in piena pandemia

di Francesca Iachetti

Roma, 11 gennaio 2020 – “In caso di dolore al petto o affanno del respiro occorre chiamare subito il 118. Le procedure urgenti vengono effettuate giorno e notte, in tutti i centri di riferimento per il trattamento invasivo delle patologie cardiovascolari. L’ospedale resta luogo di cura e al suo interno viene presa ogni misura necessaria per la prevenzione delle infezioni, proteggendo i pazienti e gli operatori, mediante dettagliati protocolli di sicurezza”. Questo l’appello di Giuseppe Tarantini, Direttore Emodinamica e Cardiologia Interventistica dell’Azienda ospedaliera Università di Padova e Presidente del GISE, la Società Italiana di Cardiologia Interventistica che ha promosso Sicuri al cuore, la prima campagna nazionale per riportare in ospedale i pazienti cardiovascolari spaventati dal contagio da Covid-19. La proposta, resa possibile grazie a un contributo non condizionato di Chiesi, è stata declinata attraverso la realizzazione della piattaforma www.sicurialcuore.it, uno spot che vede testimonial l’attore Claudio Amendola, un video-appello del campione olimpico e mondiale di pugilato Patrizio Oliva, alcune clip della società scientifica per spiegare l’attività nei reparti in era Covid-19 e un appuntamento virtuale per i pazienti.

“Abbiamo sentito il bisogno di lanciare questa iniziativa – prosegue Tarantini – perché numerosi studi nazionali e internazionali hanno documentato drammatici ritardi nel chiedere soccorso in caso di infarto acuto, associati ad un netto aumento di mortalità e complicanze. L’infarto, più di altre malattie cardiovascolari è una patologia strettamente tempo-dipendente. Per ogni 10 minuti di ritardo nella diagnosi e nel trattamento, la mortalità aumenta del 3%. In aggiunta, si è osservata un’enorme riduzione di tutte le procedure di Cardiologia Interventistica, indirizzate al trattamento di altre patologie cardiovascolari anch’esse in misura diversa tempo-dipendenti.  Tante patologie in era Covid-19 fanno fatica a ricevere cure adeguate, ma noi lavoriamo a pieno regime e in piena sicurezza. I pazienti che manifestano sintomi di sofferenza cardiaca devono rivolgersi con fiducia alle cardiologie e alle Emodinamiche del nostro Paese”.

“Il cuore non aspetta – spiega Francesco Saia, Cardiologia Policlinico Universitario Sant’Orsola Malpighi Bologna e coordinatore della campagna – e la nostra iniziativa contro la paura del contagio ospedaliero serve a contrastare, con l’aumento degli interventi tardivi, mortalità e complicanze. Gli accessi cardiologici in Ospedale sono scesi mediamente del 40%, sono diminuiti fortemente i ricoveri per infarto acuto e le procedure di Cardiologia Interventistica strutturale transcatetere hanno registrato un crollo del 70%. Dalla primavera 2020 abbiamo avuto, a livello nazionale, una contrazione di tutti i trattamenti delle malattie ischemiche del cuore (infarto acuto del miocardio e angina pectoris) e delle malattie cardiache strutturali (stenosi aortica, insufficienza mitralica, fibrillazione atriale e scompenso cardiaco). I dati riferiscono di morti per infarto triplicate, rispetto allo scorso anno, e di complicanze raddoppiate”.

“Il Covid-19 – ricorda Giovanni Esposito, Direttore Cardiologia, Emodinamica e UTIC dell’Azienda ospedaliera Università Federico II di Napoli e Presidente eletto GISE – continua a mietere le sue vittime, ma le malattie cardiovascolari restano nettamente la prima causa di morte in Italia, con 240mila decessi ogni anno e 7,5 milioni di persone che nel nostro Paese hanno a che fare con problematiche legate alla salute del cuore. Milioni di persone che, in caso divengano positive al Covid-19, sono a loro volta esposte a un maggior rischio di complicanze cardiovascolari e di ricovero in terapia intensiva e a una probabilità di decesso più che doppia (da 2 a 4 volte maggiore), rispetto a chi non ha problemi di questa natura. La diffidenza dei pazienti a rivolgersi alle strutture sanitarie, nonostante l’impegno a mantenere attivi tutti i percorsi di diagnosi e cura, di emergenza o urgenza, sta riportando il nostro Paese indietro di 20 anni sul tema della prevenzione delle patologie cardiovascolari”.

“La Cardiologia Interventistica – conclude il Presidente Tarantini – con l’angioplastica coronarica e l’impianto di stent, è il primo e più efficace presidio di cura per l’infarto miocardico acuto. Inoltre, l’eccezionale sviluppo di tecniche mini-invasive transcatetere permette il trattamento di molte patologie cardiache, con un forte impatto su mortalità, morbilità e prognosi, sui tempi di ospedalizzazione e il rischio di complicanze rispetto agli interventi chirurgici tradizionali, su risorse come respiratori e letti di terapia intensiva, utili ai pazienti Covid+. In piena pandemia le procedure percutanee che sostituiscono o riparano le valvole cardiache danneggiate sono pertanto assolutamente strategiche. La Cardiologia Interventistica Italiana è un’eccellenza mondiale, ha scritto i protocolli di sicurezza contro il contagio per il resto del mondo e ha cambiato le linee guida internazionali per il trattamento dell’infarto. Non bisogna aver paura. Siamo pronti a prenderci cura di ciascuno dei nostri pazienti, anche in tempo di Covid-19”.