40% degli italiani con malattie croniche. "Con SIMGLab risparmi e meno attese"

A Firenze il 36° Congresso della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie, con la partecipazione di 3.000 camici bianchi

Malattie croniche costo sistema sanitario
di Redazione Intermedia

Firenze, 28 novembre 2019 – Quasi 24 milioni di italiani convivono con almeno una malattia cronica. Parliamo di una fetta enorme della popolazione, quasi il 40% del totale, un dato ancora più importante se si guarda al conto per il Sistema Sanitario Nazionale (SSN). Patologie come ipertensione, diabete, artrite, osteoporosi e malattie cardiovascolari hanno un impatto pari a 66,7 miliardi di euro ogni anno, quasi il l'80% dei costi sanitari annuali totali. Cifre enormi per in nostro SSN, che deve trovare nella medicina del territorio gli strumenti per garantire la sostenibilità.

La Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG) propone la sua ricetta mettendo in campo SIMGLab. Si tratta della prima Scuola di Medicina Pratica di proprietà di una società scientifica, dotata di un laboratorio permanente di medicina di simulazione, a disposizione dei soci e di tutta la medicina generale, con percorsi basati sull’apprendimento attivo.

Il sistema sanitario deve rivedere la presa in carico dei pazienti, integrando nel territorio la diagnostica di primo livello - Claudio Cricelli

Proprio di questa scuola si parla, per la prima volta, al Congresso Nazionale SIMG che si apre oggi a Firenze e per il quale sono attesi più di 3.000 clinici. La presentazione di SIMGLab è affidata al Presidente SIMG in persona, dott. Claudio Cricelli, che illustra in primis la modernità della scuola. SIMGLab prevede infatti  l’uso di strumenti di simulazione per l’apprendimento di numerose procedure pratiche, come ad esempio la diagnostica ecografica, le infiltrazioni articolari, l’esame del fondo dell’occhio e molte altre ancora. "SIMGLab consolida il sapere e modella il saper fare, condizioni necessarie per essere medico" glossa soddisfatto Cricelli. Il quale vede nella scuola la chiave per affrontare il sempre crescente peso economico delle malattie croniche per il Sistema Sanitario Nazionale.

L'intervista al Presidente SIMG

Dott. Cricelli, in che modo la medicina del territorio può aiutare il SSN?

Il sistema sanitario deve rivedere la presa in carico dei pazienti, integrando nel territorio la diagnostica di primo livello. Così è possibile ampliare l’offerta assistenziale, con grandi risparmi economici per il sistema e per i pazienti, che non dovranno farsi carico di lunghi spostamenti per esami che possono essere eseguiti dal medico di famiglia. Inoltre, saranno ridotte le liste di attesa per questi esami. Basta pensare che buona parte delle patologie cardiache e vascolari di medio livello è diagnosticabile grazie a strumenti presenti nella Scuola di Medicina Pratica. Si tratta di uno straordinario arricchimento del servizio sanitario nazionale.

E il nostro Paese è pronto per questa capillarizzazione?

Vanno superati gli ostacoli che ancora impediscono ai medici di famiglia di prescrivere i farmaci innovativi. Il nostro Paese è l’unico in Europa a limitare, attraverso i Piani Terapeutici (PT), il potere prescrittivo dei medici di medicina generale di alcuni farmaci innovativi, regolarmente autorizzati all’uso clinico e destinati alla terapia delle più diffuse patologie croniche a livello territoriale, come il diabete, la fibrillazione atriale (nuovi anticoagulanti orali) e la broncopneumopatia cronica ostruttiva. Solo se i medici di famiglia assumeranno la piena responsabilità prescrittiva dei farmaci innovativi fin dalle prime fasi di monitoraggio, potranno padroneggiarne l’uso, l’efficacia, la sicurezza e la convenienza.

E i medici di famiglia sarebbero pronti ad assumere questo ruolo?

Certo, la Medicina Generale è in grado di applicare le raccomandazioni di buona pratica clinica dell’Agenzia Regolatoria e le Linee Guida nazionali e internazionali, anche perché spesso ha fornito un contributo importante alla stesura di quei documenti. I Piani Terapeutici stanno di fatto producendo un vuoto culturale pericolosissimo nelle cure primarie: per colmarlo, occorreranno anni e ingenti investimenti.