Maschere da sub modificate per proteggere gli operatori sanitari

Un'azienda offre al Servizio Sanitario Nazionale le competenze per produrre dispositivi alternativi riutilizzabili destinati a medici e infermieri. Ma manca l'ok degli ospedali

maschere snorkeling coronavirus stampa 3d
di Paolo Cabra

Milano, 28 marzo – Maschere da snorkeling modificate con un filtro FFP3 al posto del boccaglio. Può essere la via per sopperire alla mancanza di dispositivi di protezione negli ospedali, indispensabili per tutelare gli operatori sanitari, soprattutto coloro che lavorano nei reparti di terapia intensiva, dal rischio di contagio da coronavirus. È la proposta di un’azienda, Master Solutions, che dispone delle competenze per la stampa in 3D in serie dei collettori che permettono di collegare le maschere da immersione con i filtri FFP3.

“Offriamo gratuitamente al servizio sanitario nazionale la nostra tecnologia di stampa in 3D per produrre in grande quantità questi collettori – affermano Andrea Ferrante e Stefano Girardi, titolari di Master Solutions srl di Padova -. I risparmi per il sistema sono notevoli, perché le mascherine tradizionali in tessuto devono essere sostituite ed eliminate dopo alcune ore di utilizzo, invece le maschere da snorkeling possono essere sanificate con sistemi all’ozono e sanificanti virucidi e battericidi che la Health System srl di Padova commercializza. In questo modo, i dispositivi sono riutilizzabili in totale sicurezza. Senza dimenticare che le maschere da sub aderiscono meglio al volto dell’operatore rispetto a quelle in tessuto e non si appannano”.

“Ad oggi però – continua Andrea Ferrante – vi sono ostacoli burocratici, che non consentono di distribuire nei reparti queste maschere modificate con filtri FFP3. Chiediamo alle autorità sanitarie di velocizzare quanto prima l’iter di approvazione in deroga a causa dell’emergenza, così come già avvenuto per gli strumenti di ventilazione dei pazienti”.

Offriamo al Servizio Sanitario Nazionale le competenze per produrre in serie dispositivi 'alternativi' per tutelare gli operatori. Questi strumenti sono approvati per la ventilazione dei pazienti, ma manca l’ok degli ospedali per i modelli collegati ai filtri FFP3. Possono essere sanificati e riutilizzati

I collettori stampati in 3D oggi, infatti, sono applicati alle maschere da snorkeling, per poi essere collegati alla linea di ossigeno dell’ospedale per ventilare il paziente. “Stiamo producendo questi collettori con la tecnologia 3D, che aiutano i malati a respirare, e molti ospedali li chiedono – continua Andrea Ferrante -. Ma manca ancora l’approvazione da parte delle direzioni sanitarie per le maschere con il collettore per il filtro FFP3, per proteggere soprattutto i medici che devono avvicinarsi ai pazienti per intubarli. Vogliamo offrire un servizio utile agli operatori, costretti a lavorare con pochi mezzi”.

“L’idea di produrre una ‘versione’ alternativa della maschera con collettore per la ventilazione dei pazienti, cioè dotata di filtro FFP3, è di un infermiere della Clinica Columbus di Milano, Giorgio Bazzato – conclude Andrea Ferrante -. Lo ringraziamo per averla condivisa, così come è stata importante la collaborazione con un’altra azienda, Health System srl, che commercializza anche sistemi di protezione individuale medicale e servizi di sanificazione ambientale. Le potenziali applicazioni dei collettori in 3D sono diverse. Ad esempio, a breve potremo crearne una versione adatta alla ventilazione dei pazienti che vengono estubati e traferiti nei reparti di terapia subintensiva”.