Le nuove frontiere della radiochirurgia sul cervello

Gli esperti: ora con gamma knife curiamo anche disturbi neurologici. Novità dal convegno internazionale di specialisti oggi riuniti in Poliambulanza

poliambulanza gamma knife radiochirurgia cervello
di Sabrina Smerrieri

Brescia, 17 settembre 2021 – Sono esperienze eccezionali quelle comunicate durante i lavori del “South European Gamma Knife Symposium: New applications and Challenges”. Il Gamma Knife, apparecchiatura utilizzata per trattare i tumori cerebrali e le malformazioni vascolari, viene utilizzata anche per trattare alcune malattie neurologiche che non rispondono alla sola terapia farmacologica, quali il tremore essenziale, la nevralgia trigeminale e altre forme di dolori cranio facciali e dolore intrattabile. In casi particolari può essere utilizzata anche per curare il m. di Parkinson.
Si ottengono risultati positivi nel 70-90% dei pazienti, ovviamente in funzione della problematica specifica.
Presto potrebbe essere testato anche sui disturbi ossessivo compulsivi.

“Le nuove applicazioni della radiochirurgia, la tecnica che usa fasci di radiazioni concentrate invece del bisturi per operare sul cervello, rivelano approcci sempre più promettenti – spiega il presidente del Simposio Alberto Franzin, responsabile dell’unità di Neurochirurgia Funzionale di Poliambulanza -. Stiamo ottenendo risultati importanti in molte malattie che causano tremore, ma non solo. Gamma Knife si rivela molto efficace in gravi forme di nevralgie.”

Ma come viene usata in questi casi l’apparecchiatura che aggredisce le metastasi dei tumori che si formano nel cervello? “Abbiamo capito che si può colpire nel cervello la parte responsabile del tremore o del dolore, e, provocando una lesione mirata, possiamo interrompere il circuito responsabile del disturbo”. Le ultime acquisizioni sull’uso della radiochirurgia stereotassica in Francia e Spagna riguardano anche il trattamento di gravi forme di disturbi ossessivo-compulsivi. “In Italia inizieremo forse una collaborazione con gli psichiatri: per ora osserviamo i risultati ottenuti anche in questo campo in altri paesi europei” conclude il dr. Franzin.