Reumatologia, in Toscana migliora l'assistenza ai pazienti

La Presidente ATMAR Paola Grossi: “In alcune città si registrano le stesse criticità dell’inizio della pandemia: accessi limitati alle strutture sanitarie e lunghe liste d'attesa. C’è bisogno di una riorganizzazione e di implementare i controlli virtuali anche in vista di un’eventuale ondata di contagi”

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di Fabrizio Fiorelli

Firenze, 5 ottobre 2020 – Migliora il livello d’assistenza ai pazienti reumatologici toscani dopo il periodo più difficile della pandemia e il successivo lockdown. Rimangono tuttavia forti le differenze territoriali all’interno della Regione. Solo nelle strutture sanitarie universitarie, da sempre all’avanguardia in Italia, la ripresa è stata ottimale.

E' quanto emerge da un webinar organizzato oggi dall’ATMAR (Associazione Toscana Malati Reumatici) al quale partecipano rappresentanti dei pazienti e dei clinici. “Nelle sedi ASL ci sono ancora parte dei problemi registrati all’inizio della pandemia - afferma Paola Grossi, Presidente ATMAR -. I più frequenti sono accessi limitati o comunque difficoltosi alle strutture sanitarie e lunghe liste d'attesa cosa più grave per le prime visite. Sono solo alcuni tra i fenomeni più diffusi e che risultano in costante crescita mentre nelle strutture sanitarie di Pisa o Firenze la ripresa dell’attività ospedaliera è stata dell’oltre l’80%. Questo ha consentito l’abbattimento delle liste attesa, il riavvio della somministrazione di esami e terapie e la facile reperibilità di tutti i farmaci anche quelli, come l’idrossiclorochina, che erano quasi introvabili ad aprile-maggio 2020.

I livelli d’assistenza sono dunque in netto miglioramento ma si è creata una situazione a macchia di leopardo. Ancora oggi alla nostra Associazione arrivano centinaia di richieste d’aiuto ed è un chiaro segno che la pandemia continua a causare innumerevoli difficoltà a migliaia di donne e uomini residenti in Toscana”.

Dal webinar, organizzato dall’ATMAR, arriva dunque un appello alla nuova giunta regionale. “Bisogna prevedere un piano di rilancio per la reumatologia toscana che sia in grado di assicurare a tutti i malati la migliore assistenza possibile nei vari territori anche per vive lontano dai centri erogatori - aggiunge Paola Grossi -. Ciò può avvenire anche implementando la telemedicina che finora è stata avviata ed organizzata solo da singole strutture sanitarie e grazie all’impegno di alcuni medici specialisti. Si tratta invece di una risorsa ormai imprescindibile in questo preciso e complicato momento che tutti noi stiamo vivendo. La vita del paziente cronico reumatologico è cambiata radicalmente a causa di questa terribile pandemia. Anche da questa brutta esperienza collettiva dobbiamo riuscire a prendere qualche insegnamento per il futuro. Quindi va riorganizzata la rete assistenziale regionale che non deve essere a macchia di leopardo bensì omogenea in tutta la Toscana mettendo sempre più al centro l’approccio virtuale al malato. Questo potrà aiutarci anche in vista di un’eventuale seconda ondata di contagi da Covid-19 che renderanno quanto mai necessari i controlli e le visite da remoto”.