Ricovero in ospedale per il 50% dei pazienti reumatologici con il Covid

Presentati i dati del 1° Registro al mondo attivato da inizio pandemia. L'appello della Società Italiana Reumatologia: “No al fai da te, l’aderenza alle terapie è fondamentale”

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di Fabrizio Fiorelli

Roma, 25 novembre 2020 – Il Covid-19 può avere effetti particolarmente negativi sulla salute del paziente reumatologico. Circa la metà dei malati (il 46%) che ha contratto l’infezione è andata incontro a un ricovero ospedaliero. Su oltre 500 casi il 10 % ha avuto necessità di ventilazione invasiva. È quanto emerge dall’ultimo report di “Control-19”, il primo registro avviato al mondo che studia le conseguenze del Coronavirus in reumatologia. E’ stato istituito dalla Società Italiana di Reumatologia (SIR) a partire dallo scorso mese di marzo. I dati vanno tuttavia interpretati alla luce del fatto che la maggior parte dei casi segnalati a partire dalla scorsa primavera erano riferiti a pazienti con forme gravi, nelle quali il tampone veniva eseguito quando il paziente era già in ospedale. Finora sono stati raccolti, su tutto il territorio nazionale, i dati di 545 uomini e donne. Al momento dell’infezione la casistica, prevalentemente femminile, era costituita da pazienti con artrite reumatoide (33%), spondiloartrite (27%), connettiviti (20%) vasculiti (9%) e altre malattie (9%).

La presentazione del report avviene oggi durante la prima giornata del 57° Congresso Nazionale della SIR che si svolge in modalità on line fino a sabato. “Dalle prime analisi risulta che se un paziente reumatologico viene colpito da Covid-19 presenta un esito relativamente più severo rispetto alla popolazione generale e ciò vale anche per la mortalità con un eccesso di rischio pari al 50% in particolare nella popolazione femminile giovane – afferma Luigi Sinigaglia, Presidente Nazionale della SIR -. Al momento invece non possiamo ancora stabilire se una patologia reumatologica sia in grado di favorire o meno l’infezione. Grazie all’isolamento preventivo dei pazienti, soprattutto durante la prima fase dalla pandemia, siamo riusciti a limitare i contagi. Vanno quindi rispettate le regole di profilassi sanitaria stabilite dagli ultimi provvedimenti governativi. I pazienti, soprattutto quelli interessati da patologie infiammatorie croniche in fase di attività e non completamente controllate dalla terapia, devono limitare il più possibile gli spostamenti e i contatti sociali. Questo dovrà valere anche durante le imminenti festività natalizie e di fine anno”.

“Al momento del contagio al 17% dei pazienti era somministrata idrossiclorochina mentre l’80% assumeva farmaci biologici – aggiunge Guido Valesini, Vice Presidente della SIR -. I dati finora raccolti dimostrano che le terapie che molti pazienti reumatologici seguono, come l’idrossiclorochina e la clorochina  non hanno effetti preventivi sul  contagio mentre non sembrano emergere rischi maggiori per chi utilizza i cosiddetti farmaci modificanti il decorso delle malattie, sia di tipo sintetico sia di tipo biotecnologico. I dati non sono tuttavia definitivi e sono allo studio nuove possibilità di intervento terapeutico o preventivo con altri farmaci reumatologici. Il nostro auspicio è che i vaccini al momento in fase di approvazione siano quanto prima disponibili per tutta la popolazione e soprattutto per i pazienti fragili come quelli reumatologici”.

“Bisogna comunque proseguire con le cure e i trattamenti anche durante queste difficili settimane – sottolinea Roberto Gerli, Presidente Eletto SIR -. La scarsa o non corretta aderenza terapeutica è un problema che interessa già solitamente ben quattro pazienti su dieci colpiti da artrite reumatoide. Le innumerevoli difficoltà ed emergenze sanitarie legate alla pandemia rischiano di amplificare ulteriormente il fenomeno della mancata aderenza con gravi conseguenze. Interrompere le cure determina possibili riacutizzazioni  della patologia. In diverse Regioni molti reparti di Reumatologia sono stati costretti a ridurre le prestazioni assistenziali o sono stati riconvertiti per accogliere pazienti colpiti da Coronavirus. È necessario un grande sforzo da parte di tutti medici, istituzioni e caregiver per non abbandonare proprio in questo momento difficile gli oltre 5 milioni d’italiani con una malattia reumatologica”.

“Come è noto l’Italia è stato il primo paese europeo ad essere pesantemente colpito dalla pandemia – spiega Carlo Scirè, Responsabile del Centro Studi SIR -. Fin dal marzo scorso abbiamo compreso la necessità di istituire uno strumento scientifico per monitorare la circolazione del virus tra i nostri pazienti. I pazienti reumatologici sono il paradigma della fragilità e spesso soffrono di altre patologie concomitanti che ne aggravano le condizioni cliniche. Tutti i dati raccolti sono stati condivisi con il registro europeo dell’EULAR (European League Against Rheumatism) e con un Registro che recluta casi a livello mondiale”.

“In piena, drammatica stagione pandemica Covid 19, e’ molto difficile permettere a tutti coloro che sono afflitti da altre patologie l’accesso alle cure più adeguate e garantire una reale continuità assistenziale – afferma l’Onorevole Stefano Mugnai, Membro della XII Commissione Affari Sociali -. Specie se poi gli effetti del Covid risultano molto più feroci per chi già soffre di altre patologie, come avviene per i pazienti di patologie reumatologiche.  Ed è per questo che credo sia fondamentale riuscire a intercettare l’attenzione del Governo su questo tema. Io, nel mio piccolo, l’ho fatto promuovendo una specifica  mozione nel 2019 e, solo pochi giorni fa, un’apposita interpellanza. Non esistono malattie di serie a e malattie di serie b. Il dolore, la sofferenza meritano sempre la massima attenzione ed il massimo rispetto”.

Al Congresso Nazionale della SIR viene infine presentata l’ultima iniziativa educazionale che la Società Scientifica ha avviato insieme alla Fondazione Italiana per la Ricerca sull’Artite ONLUS (FIRA). Si tratta di SIR Tv, il primo canale web dedicato interamente alle malattie reumatologiche. Lo scopo dell’emittente è quello di divulgare la cultura reumatologica, in modo da far conoscere i campanelli d’allarme da non trascurare, le regole di prevenzione da seguire e le opzioni terapeutiche esistenti per le varie patologie.

“Siamo convinti che le malattie più gravi si possano combattere anche grazie ad una corretta informazione – conclude Carlomaurizio Montecucco, Presidente di Fondazione FIRA -. Per questo sosteniamo l’iniziativa della SIR alla quale partecipiamo con una rubrica speciale. Il momento storico che stiamo vivendo è molto complicato e servono nuovi strumenti per sensibilizzare la popolazione. La web tv rappresenta una nuova modalità per rimanere in contatto non solo con i pazienti ma anche con tutti i cittadini che possono essere interessati dalle malattie reumatologiche. Come Fondazione FIRA siamo inoltre impegnati a 360 gradi per promuovere la ricerca clinica indipendente investendo risorse e mezzi per trovare nuove opzioni diagnostico-terapeutiche contro le più gravi patologie reumatologiche”.