Spondilite Anchilosante: cos'è e come riconoscerla in tempo

Si manifesta in giovane età e causa irrigidimento della spina dorsale. Non esiste cura, ma se scoperta per tempo può essere tenuta a bada

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di Raffaele Deantoni

Roma, 22 febbraio - Ha un nome molto complicato, ma è una delle malattie reumatologiche più insidiose esistenti. Si tratta della Spondilite Anchilosante, una patologia che interessa circa 40.000 persone nel nostro Paese. Colpisce prevalentemente gli uomini (tre volte più frequentemente rispetto alle donne), aspetto che la differenzia dalla maggior parte delle malattie reumatologiche. Altro fattore particolare è che interessa maschi in età giovane, tra i 20 e i 40 anni di età.

Ma quali sono gli effetti della Spondilite Anchilosante? Questa malattia infiammatoria colpisce le articolazioni della colonna vertebrale rendendole progressivamente più rigide e meno flessibili, fino a rendere impossibile qualisasi suo piegamento. L'irrigidimento si estende fino al collo, impedendo azioni semplici come alzare la testa per vedere il cielo. Per questi motivi, se non trattata, la Spondilite Anchilosante può causare un grado di disabilità nel paziente pari a quello provocato dall'artrite reumatoide. 

Al momento non è nota la causa di questa malattia - anche se sembrano essere coinvolti determinati geni - ma quello che è chiaro è che la diagnosi precoce risulta fondamentale. Il mal di schiena lombare infiammatorio è uno dei sintomi più precoci, da non confondere però con il comune mal di schiena, causato spesso da sforzi e che migliora col riposo. Il mal di schiena infiammatorio è di lunga durata, colpisce pazienti giovani, migliora con il movimento e peggiora con il riposo notturno. Oltre alla schiena possono essere coinvolte anche altre articolazioni, come l'osso sacro, il bacino e i calcagni.

Si calcola che attualmente in Italia, per individuare un caso di spondilite anchilosante, il paziente può aspettare fino a cinque anni. È invece assolutamente necessario riuscire a riconoscerla tempestivamente e prima cioè che possa determinare danni irreversibili all’apparato locomotore. La diagnosi è essenzialmente clinica e va poi confermata mediante esami di laboratorio e tecniche appropriate di imaging (radiografie convenzionali, risonanza magnetica nucleare). Risulta quindi di fondamentale importanza segnalare tempestivamente i sintomi al proprio medico di famiglia.

“Attraverso cure specifiche si può ridurre l’intensità del dolore e della rigidità, migliorare la funzione, contrastare la progressione del danno radiologico e prevenire così la disabilità - afferma il dott. Luigi Sinigaglia Presidente Nazionale della Società Italiana di Reumatologia (SIR) -. Fino a pochi anni fa la terapia consisteva nella somministrazione di farmaci antinfiammatori non-steroidei (FANS) e nel programma di riabilitazione. Oggi abbiamo a disposizione nuovi trattamenti in grado di migliorare le condizioni generali di salute del paziente così come la sua qualità di vita. Tuttavia non esistono ancora cure definitive”.