Tumore del seno, anche in Emilia Romagna siano rimborsabili i test genomici

Gabriele Luppi: “Sono oltre 52mila le donne emiliano-romagnole che vivono con una diagnosi di neoplasia mammaria. Questi esami devono essere resi quanto prima disponibili”

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di Fabrizio Fiorelli

Bologna, 3 maggio 2021 – In Emilia Romagna, cosi come sull’intero sistema sanitario nazionale, vanno resi rimborsabili i test genomici per il carcinoma mammario. Si tratta di esami fondamentali in grado di evitare il ricorso inutile alle chemioterapie dopo l’intervento chirurgico. Possono ridurre le tossicità per le pazienti e determinare importanti risparmi all’intero sistema sanitario nazionale. L’acquisto di questi test genomici è stato finanziato a livello nazionale alla fine del 2020 ma non sono stati ancora emanati i decreti attuativi. Così al momento solo Lombardia, Toscana e Provincia Autonoma di Bolzano ne hanno approvato la rimborsabilità. In Emilia Romagna potrebbero usufruirne ogni anni circa 800 donne colpite dalla neoplasia. E’ questo l’appello lanciato venerdì scorso dagli specialisti dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) durante un webinar. L’incontro virtuale rientra in un tour che prevede otto incontri regionali, per sensibilizzare gli oncologi sul ruolo dei test genomici nel carcinoma della mammella. Il progetto è realizzato con il supporto incondizionato di Exact Sciences. “E’ giunta l’ora che in tutta Italia i test genomici entrino nella pratica clinica quotidiana come già avviene in molti altri Paesi Europei - afferma Claudio Zamagni, Direttore Oncologia Medica Addarii, IRCCS Policlinico di S.Orsola -. Nel corso degli ultimi anni sono state prodotte numerose evidenze scientifiche che hanno dimostrato l’assoluta necessità di usufruire di questi esami. In una particolare sottogruppo di pazienti, a rischio intermedio di ricomparsa della malattia, indicano se le donne possono trarre beneficio o meno dalla somministrazione di farmaci chemioterapici. Va ricordato che è una tipologia di trattamento anti-cancro che causa ancora pesanti effetti collaterali. Inoltre comportano dei costi diretti e indiretti all’intero sistema paese. Stiamo infine affrontando le numerose emergenze legate al Coronavirus e le nostre strutture sanitarie sono ancora pesantemente occupate nella gestione della pandemia. Limitare gli accessi agli ospedali da parte di soggetti fragili, tanto più per ricevere cure superflue, deve essere una delle nostre priorità”. “Il tumore del seno in Emilia Romagna fa registrare ogni anno più di 4.500 nuovi casi - aggiunge Gabriele Luppi, Coordinatore Regionale AIOM per l’Emilia Romagna -. La sopravvivenza a cinque anni si attesta ad oltre l’89% mentre sono più di 52mila le donne che vivono nella nostra Regione con una diagnosi di malattia. Stiamo dunque parlando di numeri importanti per una neoplasia che è tra le più diffuse e frequenti in tutta Europa. In Emilia Romagna non esiste una vera e propria Rete Oncologica Regionale ma i vari centri di senologia sono interconnessi tra di loro. Si registrano anche ottimi tassi d’adesione ai programmi di screening per il tumore mammario. Oltre il 75% delle donne over 45 si sottopone all’esame e questo dato ci colloca ai primi posti in Italia. Auspichiamo quindi che al più presto anche nella nostra Regione sia possibile prescrivere alle donne i test genomici. La scelta di svolgere l’esame deve essere prese dal team multidisciplinare che segue la paziente all’interno della Breast Unit”.

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