Tumore al polmone: Campania Regione con la più alta incidenza

Ogni anno in Campania 4.100 nuovi casi. "Garantito ai pazienti l’accesso alle cure durante la pandemia"

tumore polmone campania accesso cure covid
TiscaliNews

Napoli, 18 novembre 2020 – In Campania, ogni anno, si registrano circa 4.100 nuovi casi di tumore del polmone (3.000 uomini e 1.100 donne). È la Regione con i più alti tassi di incidenza di questa neoplasia negli uomini (112 casi ogni 100mila abitanti), ben oltre Liguria (106,9) e Piemonte (101,6), che occupano la seconda e terza posizione. Il fumo di sigaretta, il principale fattore di rischio oncologico, infatti è molto diffuso in Campania, dove il 26,5% della popolazione è tabagista (25,3% Italia). La continuità di cura, anche durante la pandemia, è fondamentale per i pazienti oncologici, in particolare per quelli colpiti da carcinoma polmonare, perché l’interruzione della terapia può determinare una veloce progressione del cancro.

“Le Oncologie della Campania, a oggi, non hanno subito restrizioni di posti letto a causa della pandemia da Covid-19 – afferma il dott. Cesare Gridelli, Direttore Dipartimento di Onco-Ematologia dell’Azienda Ospedaliera ‘Moscati’ di Avellino -. Oncologia, Ematologia e Radioterapia hanno proseguito l’attività, così come non sono stati interrotti i ricoveri e gli interventi chirurgici oncologici. Non abbiamo osservato riduzioni negli accessi in ospedale da parte di pazienti con cancro in trattamento attivo, che hanno continuato a venire nei centri per le cure. È fondamentale garantire l’aderenza alle terapie, rassicurando i malati sull’esistenza di percorsi separati e sicuri all’interno degli ospedali. Va inoltre considerato che, in caso di sospetto contagio, è possibile differire di qualche giorno il trattamento anti-cancro, in attesa del risultato del tampone. Vi è stato invece un calo dell’attività ambulatoriale in presenza relativamente al follow up, cioè ai controlli dei pazienti non più in trattamento attivo, perché è stata condotta in gran parte con modalità telematiche, cioè via mail o telefono. Una scelta dettata dall’esigenza di ridurre gli accessi in ospedale e di rispondere al timore di alcuni pazienti di recarsi nei centri per gli esami di controllo a causa del virus”.

Cesare Gridelli, Direttore Onco-Ematologia Ospedale ‘Moscati’ di Avellino: “Le persone in trattamento attivo hanno continuato a venire nei centri. Creati percorsi separati contro il contagio ed eseguite molte visite di controllo con la telemedicina. L’immuno-oncologia migliora la sopravvivenza nello stadio III”

“La radioterapia è una componente decisiva nella cura dei tumori: si stima che oltre il 50% dei pazienti affetti da neoplasia abbia necessità del trattamento radiante per l’eradicazione locale della malattia o per migliorare la qualità di vita attraverso il controllo di sintomi – spiega il dott. Cesare Guida, Direttore Radioterapia Ospedale del Mare di Napoli -. Il percorso terapeutico del paziente con carcinoma polmonare deve essere sempre coordinato da un gruppo multidisciplinare di esperti composto da chirurgo, oncologo e radioterapista per valutare, caso per caso, il miglior approccio di cura. Ciascun componente di questa équipe svolge un ruolo fondamentale”.

L’85% delle diagnosi di tumore del polmone riguarda la forma non a piccole cellule, la più frequente. Un terzo di questi pazienti riceve una diagnosi di malattia in stadio III: circa 1.150 casi in Campania ogni anno. “Ad oggi – continua il dott. Guida -, le combinazioni terapeutiche utilizzate nel carcinoma polmonare localmente avanzato sono la chemioterapia somministrata insieme alla radioterapia (chemio-radioterapia concomitante) e la chemioterapia che precede la chirurgia (quando fattibile) o la radioterapia (chemio-radioterapia sequenziale)”.

“Il tumore del polmone è una patologia complessa, ma oggi, grazie all’immuno-oncologia, lo scenario delle opzioni terapeutiche sta cambiando – sottolinea il dott. Gridelli -. Questo approccio, in particolare nello stadio III localmente avanzato non operabile, può migliorare il controllo della malattia con una sopravvivenza a lungo termine. I farmaci immuno-oncologici sono utilizzati in aggiunta ai trattamenti disponibili come la chemio-radioterapia standard. Il percorso terapeutico di questi pazienti prevede numerose visite al centro specializzato, prima per i cicli di chemio-radioterapia poi per l’immunoterapia di mantenimento. Anche durante la pandemia abbiamo garantito la continuità di cura a tutti i malati”.

“Nei pazienti già sottoposti a chemioterapia e radioterapia – conclude il dott. Gridelli -, un tempo il trattamento si riteneva concluso ed erano possibili solo un monitoraggio e una valutazione ogni 3-4 mesi, per verificare lo stato della malattia ed eventuali sviluppi o recidive. I trattamenti immuno-oncologici, come durvalumab, si inseriscono proprio in questo arco di tempo. Durvalumab è la prima immunoterapia a dimostrare un beneficio significativo di sopravvivenza globale in questo stadio, con il 57% dei pazienti vivi a 3 anni e una riduzione del rischio di morte del 31%”.