TAC spirale per scovare in tempo il tumore al polmone

SIMG: "In 24 mesi coinvolgeremo i forti tabagisti. Saranno sottoposti a controlli con tomografia a basse dosi e test molecolari per definire il rischio"

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di Redazione Intermedia

Firenze, 30 novembre 2019 – Sono 34.000 i pazienti a cui ogni anno viene diagnosticato il tumore al polmone quando ormai è in fase avanzata, e le possibilità di sopravvivere sono ormai ridotte. Parliamo dell'80% del totale dei casi riscontrati, quindi la stragrande maggioranza. Da qui la necessità di anticipare la diagnosi in questa neoplasia molto aggressiva, cercando strategie per riuscire a scovarla quando è in uno stadio che permetta l'asportazione con intervento chirurgico.

Proprio con questo obiettivo l'Italia si trova in prima linea in un programma europeo che intende reclutare nei prossimi 2 anni ben 10.000 forti fumatori all'interno di uno studio che conterà in totale 24.000 persone. Lo scopo? Definire le metodiche ottimali per lo screening polmonare, associando le tecniche più avanzate di TAC spirale a basso dosaggio con i livelli di biomarcatori (attraverso un prelievo di sangue).

E i medici di famiglia avranno un ruolo decisivo all'interno di questo progetto nell’arruolamento dei partecipanti, come è stato annunciato al 36° Congresso Nazionale della Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie (SIMG), che si chiude oggi a Firenze. I medici di famiglia sono infatti perfetti per individuare i cittadini adeguati per lo studio, grazie al rapporto diretto e costante con i propri pazienti.

Una rete di screening

“L’iniziativa offre all’Italia l’opportunità di avviare in modo graduale e controllato lo screening polmonare - afferma Claudio Cricelli, presidente SIMG -. attraverso una rete di centri di riferimento che forniscano un’adeguata copertura del territorio e, al contempo, un livello di qualità adeguato agli standard attualmente raggiunti nello screening di altri tumori (mammella, cervice uterina, colon-retto)”.

In 24 mesi coinvolgeremo i forti tabagisti. Saranno sottoposti a controlli con tomografia a basse dosi e test molecolari per definire il rischio - Claudio Cricelli

La costituzione della Rete Italiana di Screening Polmonare (RISP) è il primo passo perché la TAC spirale a basso dosaggio diventi una prassi consolidata su tutto il territorio, al pari della mammografia per la diagnosi precoce del tumore del seno. Diversi studi, condotti negli Stati Uniti, in Europa e in Italia, hanno dimostrato che lo screening con TAC spirale a basse dosi nei forti fumatori può determinare una riduzione della mortalità per cancro polmonare compresa tra il 20% e il 39%.

“Si tratta di un risultato nettamente superiore a quello ottenibile con lo screening mammografico, che è garantito dal Servizio Sanitario Nazionale a tutte le donne fra i 50 e i 69 anni – commenta il prof. Ugo Pastorino, Direttore della Chirurgia Toracica, Fondazione IRCCS Istituto Nazionale Tumori di Milano -. Non solo. La lettura della TAC spirale toracica oggi avviene in maniera quasi completamente automatizzata, per cui al radiologo compete solo una valutazione dei casi critici. Nella mammografia, invece, la lettura degli esami è ancora manuale. Lo screening del tumore del polmone, quindi, implica da un lato costi, impegno del personale e tempi inferiori, dall’altro un impatto sulla riduzione della mortalità più rilevante”.

TAC spirale: pro e contro

La reticenza, anche da parte di molti medici, nei confronti dello screening polmonare è dovuta all’elevata mortalità dei forti fumatori per altre malattie, soprattutto cardiovascolari o respiratorie (in particolare, broncopneumopatia cronica ostruttiva). “Oggi con la TAC spirale, un esame che dura pochi secondi, possiamo fotografare anche il rischio globale per altre patologie, quantificando ad esempio il danno coronarico con grande precisione – afferma il dott. Cricelli -. Il rischio di infarto è elevato in presenza di calcificazioni coronariche. Il numero di vite salvate può diventare davvero rilevante con la diffusione dello screening polmonare su vasta scala”. 

L’80% dei pazienti scopre la malattia troppo tardi, quando non è più operabile - Ugo Pastorino

“Grazie alla Rete, vogliamo avviare un sistema controllato, che non implichi ulteriori esborsi a carico del servizio sanitario nazionale, già messo a dura prova dall’impatto della cura dei tumori – spiega il prof. Pastorino -.  I 10 centri coinvolti condividono le stesse regole nell’esecuzione dello screening e presentano un alto livello di esperienza nella radiologia, chirurgia, oncologia e in tutti i servizi per la cura della patologia polmonare. Hanno quindi strumenti e personale pronti per avviare il progetto in tempi brevi, senza dover investire ulteriori risorse, ad esempio, nella formazione o nell’acquisto di apparecchiature”.  

“Una delle sfide è rappresentata dalla diagnostica dei noduli indeterminati – continua il prof. Pastorino -. Solo l’1% di queste lesioni si rivela effettivamente un tumore del polmone dopo l’analisi di base. È fondamentale aumentare questa percentuale. Per questo, nell’ambito del progetto europeo, è prevista una doppia lettura del risultato della TAC da parte di un radiologo locale e di un radiologo con esperienza decennale. In questo modo il numero dei falsi positivi si riduce, con conseguente minore stress per le persone che si sottopongono allo screening”.

Lo studio

Lo studio europeo recluterà 24mila forti fumatori e inizierà tra marzo e maggio del 2020. All'interno dello studio, le persone con TAC negativa saranno separate in due gruppi: metà farà nuovamente l'esame dopo un anno, mentre i rimanenti dopo 24 mesi. Gli obiettivi sono, da una parte, dimostrare che chi presenta un rischio più basso può eseguire lo screening con cadenza biennale e, dall'altra, definire il profilo di rischio nei fumatori che presentano una TAC positiva o sospetta, utilizzando i biomarcatori.

"Il test molecolare individua nel sangue determinati microRNA, piccole molecole che regolano la produzione delle proteine e ne controllano i meccanismi di crescita - spiega Pastorino -. Questo esame è in grado di differenziare i diversi profili di rischio, consentendo di attivare programmi di intensità di screening personalizzati”.

“Dopo l’avvio della prima fase del progetto, lo screening per il tumore polmonare sarà abbinato anche a programmi per la cessazione tabagica – conclude il dott. Cricelli -. Il fumo di sigaretta, infatti, è responsabile dell’85-90% delle neoplasie polmonari, per cui la prevenzione primaria, intesa come programma strutturato di supporto per la cessazione tabagica, rappresenta ancora il modo più efficace per contrastare l’incidenza di questa patologia e ridurre in maniera significativa la mortalità”.