Tumore alla prostata, studio dimostra l'efficacia di darolutamide

New England Journal of Medicine pubblica i risultati finali di sopravvivenza globale di darolutamide. Il trattamento prolunga in modo significativo la vita negli uomini con malattia non metastatica

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di Paolo Cabra

Milano, 10 settembre 2020 –The New England Journal of Medicine ha pubblicato i risultati completi di sopravvivenza globale (OS) dell’analisi finale prestabilita dello studio di Fase III ARAMIS relativo alla somministrazione di darolutamide negli uomini affetti da carcinoma della prostata non metastatico resistente alla castrazione (nmCRPC) ad alto rischio di sviluppare metastasi. I dati sono stati presentati anche durante l’American Society of Clinical Oncology (ASCO) 2020 Virtual Scientific Program tenutosi a maggio 2020.

“Attraverso la continua ricerca, abbiamo stabilito quanto sia importante focalizzare i trattamenti sul prolungamento della vita e sulla limitazione degli effetti collaterali per gli uomini con carcinoma della prostata non metastatico resistente alla castrazione. Grazie ai risultati incoraggianti di darolutamide, i medici hanno una risorsa ulteriore per rispondere ai molteplici bisogni di questa popolazione di pazienti, che comprendono efficacia, ritardo dello scadimento delle condizioni generali e tollerabilità del trattamento,” afferma Karim Fizazi, M.D., Ph.D., Professor of Medicine presso l’Institut Gustave Roussy, Villejuif, Francia, e investigatore principale dello studio ARAMIS.

Gli uomini trattati con darolutamide associato a terapia di deprivazione androgenica (ADT) hanno mostrato un miglioramento significativo della sopravvivenza globale (OS) rispetto a placebo e ADT, con una riduzione del rischio di morte del 31% (HR=0.69, 95% CI 0.53-0.88; p=0.003). Il beneficio di OS è stato osservato nonostante più della metà (55%) dei pazienti nel gruppo con placebo (307 di 554) alla data del cut off dell’analisi finale (15 novembre 2019) abbia ricevuto successive terapie, con darolutamide o con altri farmaci, volte a prolungarne la vita.

Con un’estensione del follow-up mediano a 29 mesi per la popolazione globale dello studio, darolutamide ha continuato a mostrare un profilo di sicurezza favorevole. L’interruzione del trattamento per eventi avversi (AEs) è rimasta invariata rispetto all’analisi primaria, risultando pari al 9% dei pazienti in entrambi i bracci dello studio.

L’analisi aggiornata dello studio ARAMIS conferma inoltre la scarsa frequenza di effetti collaterali a livello del sistema nervoso centrale (CNS), quali deficit mentale e cognitivo, attesi con darolutamide e ADT. Questo è spiegato dalla bassa penetrazione della barriera ematoencefalica osservata negli studi preclinici e in soggetti sani.1,2

Lo studio ARAMIS

ARAMIS è uno studio randomizzato di fase III, multicentrico, in doppio cieco, controllato verso placebo per l’analisi della sicurezza e dell’efficacia di darolutamide per via orale nei pazienti con nmCRPC in trattamento con ADT e ad alto rischio di sviluppare metastasi. Nello studio clinico 1.509 pazienti sono stati randomizzati in rapporto 2:1 a ricevere 600 mg di darolutamide per via orale due volte al giorno oppure placebo in associazione con ADT. I pazienti con una storia di convulsioni sono stati ammessi allo studio. 

I risultati dello studio ARAMIS pubblicati in precedenza hanno dimostrato un miglioramento statisticamente significativo dell’endpoint primario di efficacia, la sopravvivenza libera da metastasi (MFS), con una mediana di 40,4 mesi per darolutamide e ADT rispetto a 18,4 per placebo e ADT (p<0.001).